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Renato Codovini, una vita dedicata alla sua umbertide, nel ricordo di Adriano Bottaccioli ad un anno dalla scomparsa

 
 
Renato-Codovini

Renato Codovini

C’è chi lo ricorda, almeno tra i concittadini più anziani, dietro al bancone del negozio in Piazza Matteotti intento a trascrivere, sulla sua Olivetti 32, quelle pagine di storia cittadina che ora fanno parte della serie di volumi pubblicati alcuni anni fa a cura del Comune di Umbertide.

Un’opera ponderosa alla quale Renato Codovini ha dedicato gran parte della sua vita, dipanando, giorno dopo giorno, il ricco materiale raccolto negli archivi cittadini, ma anche in quelli nazionali e del Vaticano. Un lavoro pesante, ma ricco di notizie preziose per un ricercatore attento quale ha sempre mostrato di essere il ragionier Codovini, che ha registrato, nel tempo, gli eventi storici e le vicende politiche e sociali di una comunità le cui origini si perdono nella notte dei tempi.

Ma il suo impegno, non si è fermato alla raccolta dei dati più salienti riferiti agli oltre due millenni di storia di Fratta (diventata Umbertide a metà dell’Ottocento), perché Codovini ha registrato con dovizia e puntualità, anche gli aspetti più comuni ed apparentemente meno rilevanti della vita di questo piccolo borgo posto in posizione strategica, a metà dell’Alta Valle del Tevere. Attraverso le sue annotazioni, siamo ora in grado di sapere ad esempio, quanto costava la giornata lavorativa di un muratore quattro secoli fa, quali fossero le unità di misura utilizzate per i prodotti dell’agricoltura, quali professioni venissero esercitate all’interno, nell’antica Fratta prima della rivoluzione industriale, le consuetudini legate alla vita religiosa e sociale, fino ad arrivare alle dettagliate descrizioni degli arredi  delle case, dei tipi di tessuto utilizzati per l’abbigliamento.

Questo spiega, ma solo in parte, la natura di un personaggio singolare come Renato Codovini, schivo e modesto per indole, ma disponibile, per tutti ed in ogni momento, a condividere le sue conoscenze con quanti gli chiedevano informazioni sull’argomento.

Non è stato quindi un caso se, anche la redazione storica del Calendario di Umbertide decise, anni fa, di pubblicare una sintesi dei suoi lavori; iniziativa che risultò tanto apprezzata dai lettori da sollecitare la pubblicazione della versione integrale in una collana di eleganti volumi editi dal Comune, ognuno dedicato ad un secolo diverso. Non solo, ma anche la rievocazione storica “Fratta dell’Ottocento”, diventata ormai un evento che raduna ogni anno in settembre, migliaia di persone e che ha contribuito a rivitalizzare il centro storico umbertidese, ha tratto ispirazione dai suoi scritti. Per l’occasione, sono stati pubblicati una serie di fascicoli, sulla falsa riga dei notiziari ottocenteschi,con contenuti riferiti a questo particolare periodo storico e tratti dal volume “Umbertide nel XIX secolo” frutto della proficua collaborazione con Roberto Sciurpa.

Fatti di cronaca nera, eventi politici, ricerche sulla vita quotidiana del tempo, ricette di cucina tradizionale, estratti dal lessico popolare etc. hanno arricchito per anni la manifestazione, dando un senso ad una rievocazione che poggia su basi storiche reali e non fantasiose, come spesso accade.

Un evento particolare, apprezzato da Renato Codovini, che però non mancava di criticare certi aspetti della manifestazione, che non gli sembravano aderenti al mondo da lui rappresentato attraverso i suoi documenti.

Un atteggiamento che nascondeva comunque una sorta di compiacimento nel vedere la sua Umbertide proiettata in quel passato che aveva tante volte pensato e descritto.

Renato Codovini è scomparso un anno fa, dopo aver oltrepassato la soglia dei novanta anni ed era ancora disponibile a dispensare con lucidità e dovizia di particolari, il ricco bagaglio di informazioni raccolte durante la sua vita.

Lasciata l’attività commerciale dopo la morte dell’amata Dina (i Codovini avevano un laboratorio ed un negozio per la produzione e la vendita di cappelli e merceria sin dai primi dell’Ottocento) Renato si dedicava ogni giorno ad una salutare passeggiata, appoggiandosi al suo vecchio alpenstock, soffermandosi a parlare con qualche suo affezionato estimatore, assieme al quale amava rievocare l’Umbertide del passato, rivivendo anche i rari momenti nei quali, abbandonando per qualche tempo la penna, o meglio la sua Olivetti 32, imbracciava il violino o la stecca da biliardo, dedicandosi ai suoi unici hobbies al di fuori della ricerca storica.

Renato Codovini ha lasciato anche una serie di manoscritti inediti,che meriterebbero di essere pubblicati per completare il già cospicuo patrimonio di memorie a disposizione dei suoi concittadini e degli studiosi.

Ricordandolo ad un anno dalla sua scomparsa ci sembra giusto sollecitare gli amministratori del nostro comune, affinché lo ricordino ai posteri dedicandogli una delle vie o piazzette che tante volte aveva percorso alla ricerca dei segni del passato glorioso della sua Umbertide.